5 itinerari imperdibili in Costa Azzurra

Scopriamo insieme 5 imperdibili itinerari da percorrere a piedi nei paesaggi spettacolari della Costa Azzurra in Francia.

Oggi vi riportiamo un bell’articolo apparso sul sito Ecobnb Viaggi Verdi in cui Silvia Ombellini intervista i nostri due amici Annalisa Porporato e Franco Voglino di Madotao.it

Come non citare Renoir, Picasso, o Matisse e Le Corbusier… questo angolo di Francia è stato amato e frequentato dai migliori artisti e hanno contribuito ad aumentarne la fama fino a diventare una delle mete migliori di tutta Europa.

Ciò nonostante ci sono ancora panorami nascosti e incontaminati, da lasciarci il fiato. Per non parlare dei piccoli paesi e borghi autentici tutti da scoprire.

“Itinerari imperdibili in Costa Azzurra” è un bel libro scritto da Annalisa e Franco, Edizioni del Capricorno, che vi aiuta nella Libro smallscoperta di questa parte così suggestiva della Francia.

Nel libro sono raccontati 5 itinerari, dal confine italiano fino a Tolone, tutti da percorre a piedi.

Non solo le ovvie meraviglie costiere quindi, ma anche i paesaggi dell’entroterra da percorrere in “slow mood” per scoprirli e conoscerne veramente la storia, l’arte e le tradizioni.

Ecco il testo integrale dell’intervista.

Come è nata l’idea del vostro viaggio a piedi dai confini dell’Italia alla Costa Azzurra?

Abbiamo già realizzato numerosi trekking in Francia, un paese che è molto attento alle esigenze dei trekker e dei semplici camminatori.

Bellissime esperienze sono state lo Chemins des Phares in Bretagna da Portsall a Brest al cospetto dei più bei fari francesi di fronte all’Oceano, il Trekking de La Chartreuse nell’Isere che raggiunge la meravigliosa e mistica Grande Chartreuse raccontata nel famoso film “il grande silenzio”, il Trekking dei ghiacciai del Parc de La Vanoise in Savoia con paesaggi grandiosi.

La Costa azzurra è stata per vicinanza geografica una piacevole conseguenza.

Precisiamo che la guida è pensata per un turismo “attivo”, ma si presta molto bene anche per chi non ha il tempo o la possibilità di visitare questi luoghi raggiungendoli a piedi.

La Costa Azzurra è una delle destinazioni più famose al mondo: è ancora possibile scoprire luoghi intatti e autentici dove il turismo globale non è arrivato?

Sì certamente, basta staccarsi dalla costa per scoprire un territorio davvero affascinante.

In questo territorio il mare non è l’unico protagonista e si può ripiegare con uguale soddisfazione nella visita ad un caratteristico paesino dell’entroterra tra panorami e colori, tra atelier d’arte e musei del profumo, scegliendo tra abbazie silenziose in freschi boschi o la mondanità chiassosa e frenetica di una città costiera alla “moda”.

L’entroterra della Costa Azzurra è meno frequentato dai turisti, ma anche più incontaminato: meravigliosi paesaggi, profumi e vigneti circondano le piccole cittadine medievali arroccate sulle colline, la chiese nascoste, ulivi e colorati alberi di mimosa che incorniciano il tutto in un dipinto impressionista.

Quali mete meno note (sconosciute ai più) e meno turistiche della Costa Azzurra consigliereste ai nostri lettori?

Proseguendo lungo essa il dipartimento del Var si dilunga dal Golfo di Saint-Tropez a oltre il Golfo di Tolone con un territorio che, lavanda a parte, ricorda molto la Provenza classica, ma più verde e boscosa tanto da esser chiamata, per l’appunto Provence Verte.

Un grande classico per gli amanti della natura e dei colori è il Massif de l’Esterel con una costa dal colore rosso e dalle incredibili geometrie delle formazioni rocciose . Ovunque ci si sentirà attratti da una natura rigogliosa e ricca di sfumature in una luce sfavillante.

Quali sono gli “Itinerari imperdibili in Costa Azzurra” presentati nel vostro libro?

Si parte dalla costa est da Menton a Nizza, la prima parte della Costa Azzurra è quella che più batte vicina al cuore italiano complice il fatto che, fino a 1860, tutto il territorio faceva parte dei territori di Casa Savoia.

Poi si prosegue con la costa ovest , oltre Nizza mantenendosi lungo il litorale della Côte Azur, passando per località note e centri abitati arroccati sulle colline come Haut-de-Cagnes o distesi lungo le spiagge come Mandelieu-La Napoule, da capi verdeggianti in cui si celano ville sontuose come Antibes, per poi deviare dal tracciato salendo sul traghetto e raggiungere isole permeate di storia, arte e natura come le Lérins.

Poi si punta verso la Cote d’Azur interna le colline si fanno più elevate e ravvicinate, il paesaggio cambia e dopo Grasse si entra in un mondo di strette gole e altipiani sassosi per poi immergersi in boschi e paesini arroccati in cima alle colline da cui il mare non è mai così lontano e fa capolino in lontananza, circondati da uliveti.

Si va alla scoperta di borghi caratteristici dal grande fascino e dalla vena artistica data dalla presenza di numerose gallerie d’arte di fama internazionale , spesso sedi di atelier di artisti di talento.

Poi si prosegue nel dipartimento del Var che si dilunga dal Golfo di Saint-Tropez a oltre il Golfo di Tolone ci si trova a percorrere una zona per molti aspetti simile alla precedente. In effetti, con il termine Côte Azur si tende di solito a comprendere solo la porzione che va da Menton a poco oltre Cannes ma, in realtà, il nome abbraccia anche la costa fino a Hyères.

Zone di spiagge e promontori di rara bellezza, le località che oggi sono raffinati luoghi di villeggiatura marina videro le azioni dello sbarco Alleato durante l’agosto del 1944. Ora sono il regno dei kitesurfer dei windsurfer e di prestigiose scuole di vela e molti sono i sentieri dove è possibile immergersi in una natura dai mille colori e profumi.

Quale di questi itinerari vi è rimasto nel cuore, e rifareste subito?

Forse la Passeggiata attorno a Cap Ferrat.

Per chi ha tempo immancabile la passeggiata lungo il litorale che porta tutto attorno al capo. Parte dall’Ufficio del Turismo dove si prende la scalinata alle sue spalle per scendere lungo Chemin de Passable e arrivare all’omonima spiaggia, piccola e raccolta ma dall’acqua limpidissima. Quindi si prosegue lungo la costa mantenendo il mare alla propria destra e alternando un primo tratto asfaltato a sentiero e scalinate.

Molto spettacolare è il capo vero e proprio, dominato dal faro, quando si abbandona il “selvaggio” Chemin des Douaniers per il più “domestico” Chemin de la Carrière dove il tracciato è stato scavato direttamente su scogli diversamente impossibili da attraversare, in un paesaggio quasi lunare con il nulla del mare alla vista e dominato dalla mole del faro bianco.

Da questo punto la passeggiata si fa più tranquilla e regolare fino ad arrivare in centro a Saint-Jean-Cap-Ferrat (giro circolare: 6,5 km totali, 2 ore con tranquillità).

Per che tipo di viaggiatori sono adatti gli itinerari proposti? Ci sono anche itinerari adatti famiglie con bambini?

La nostra guida è adatta ai viaggiatori “curiosi” e attivi.

Esistono sicuramente anche tanti itinerari adatti alle famiglie con bimbi. Per esempio Il modo migliore per “respirare” l’aria di Cap d’Ail è percorrere il Sentier du litoral. Lungo 3,5 km, di cui 2 percorribili anche da disabili e con bambini piccolissimi, va da plage Marquet a plage de la Mala.

Se doveste raccontare attraverso 5 scatti fotografici la vostra esperienza quali foto scegliereste?

Dunque: i colori e le sfumature ocra della costa del Massif de L’Esterel, il blu del mare delle isole Hyeres, il caratteristico centro storico antico di Nizza con il mercato dei fiori e delle spezie, la gialla fioritura delle mimose nello splendido borgo di Bormes les Mimosas, gli scenografici murales sul tema del cinema che tappezzano le case del centro di Cannes.

Costa azzurra 13

Qual’è la cosa più strana o curiosa che è successa durante il vostro viaggio?

L’aver scoperto che nell’interno della Cote d’Azur nel territorio del comune di Thorenc si trova la Réserve Biologique des Monts d’Azur , una riserva faunistica in mezzo ad una natura intonsa, isolata dal mondo, che offre la possibilità di scoprire numerosi animali selvatici tra cui il bisonte europeo. Il bisonte più noto è quello nord-americano ma anche in Europa si trova questo possente animale. O meglio: si trovava perché oggi è praticamente estinto in tutta Europa e sopravvive ormai solo più in un areale tra Polonia e Bielorussia. E nelle riserve faunistiche come il Mont d’Azur, per l’appunto.

E pensare che la sua diffusione e importanza era tale che lo si ritrova dipinto all’interno delle grotte preistoriche come Lascaux (in Francia, vecchia da 15.000 a 13.000 anni fa) o Altamira (in Spagna, datate 18.000, 14.000 anni fa). Nella riserva, in un’area di 700 ettari, gli animali vivono allo stato selvatico, con un contatto umano diretto ridotto al minimo necessario per apportare le eventuali cure e vengono offerte due modalità di visita: a piedi o in calesse o, in inverno, con la slitta. A piedi è sicuramente molto suggestivo ma per sicurezza non ci si avvicina molto ai bisonti, mentre la presenza dei cavalli e del loro traino li rende assolutamente indifferenti e ci si può avvicinare anche di molto in piena sicurezza.

La lentezza la modalità di viaggio che proponete attraverso il vostro libro. Qual’è il bello di viaggiare slow?

Ogni cosa è una scoperta che arricchisce e soprattutto ha il tempo di venire assimilata, l’esatto contrario del viaggio organizzato.

Cosa significa per voi viaggiare sostenibile?

Spostarsi il più possibile a piedi ovviamente con buon senso e senza estremismi. In sanscrito la parola passato viene descritta come “quello che abbiamo camminato” e la parola futuro “quello che raggiungeremo con i nostri passi”.

 

Archeo trekking nelle Dolomiti bellunesi

Il racconto di un semplice trekking sulle Dolomiti patrimonio Unesco, nelle zone ricche di storia della Val Fiorentina, del maestoso Monte Pelmo e del gruppo del Civetta

Oggi vi parliamo, grazie alla collaborazione dei nostri amici Franco e Annalisa, della Val Fiorentina e di un bellissimo archeo trekking nel Cadore, cuore delle Dolomiti patrimonio dell’Unesco.

La Val Fiorentina è una fetta incontaminata delle Dolomiti sovrastata dalla mole del Monte Pelmo e contornata dal Monte Civetta. Siamo in prossimità della più famosa località sciistica di Zoldo per intenderci.

Lunga poco più di dieci chilometri è compresa in soli due comuni, il suo territorio parte dal territorio di Agordo per salire poi al Passo Staulanza e al “caregòn de ‘l Padreterno” (la sedia di Dio): il Monte Pelmo.

Monte Pelmo
Il Monte Pelmo è un magnifico grido di pietra la cui cima tocca i 3.168 metri.

Un sentiero permette di farne il giro completo, lambendo le sue pareti di roccia e le colate sabbiose. Si vanta di essere la prima cima dolomitica ad esser stata scalata nel 1857, dall’irlandese John Ball, mentre un altro record è dato dal rifugio Venezia – Alba Maria de Luca, primo rifugio italiano delle Dolomiti risalente al 1892.

Volete altro?

Ok eccovi accontentati: avete presente il famoso Ötzi, l’uomo di Similaun? Vissuto 5000 anni fa, oggi riposa in un museo di Bolzano dopo aver svelato molti segreti della sua vita preistorica.

Ebbene, a torto, non tutti conoscono Valmo che di anni ne ha 8000 e che ha contribuito allo stesso modo a illuminare gli studiosi sulla vita di un tempo. Il ritrovamento della sepoltura, sul piano di Mondeval a quota 2000 metri, ha rappresentato una sorpresa poiché le caratteristiche del terreno alpino ben di rado permettono ritrovamenti articolati. In questo caso, invece, è stato ritrovato lo scheletro intero, oltre i suoi attrezzi di selce e, soprattutto, resti di cibo che han permesso di ricostruire la dieta del tempo, permettendo di capire che già in un tempo così lontano i nostri antenati (ancora cacciatori ma che già cominciavano l’allevamento) avevano capito l’importanza dell’alpeggio estivo di quota.

Il Museo Vittorino Cazzetta a Selva di Cadore permette di osservare nel dettaglio i ritrovamenti, andando anche alla scoperta della geologia e della storia del tempo fossilizzata anche in orme di dinosauro che si trovano a poca distanza dal Passo Staulanza.

E dopo la visita al museo, scarponi ai piedi, si mette in pratica quanto appreso andando direttamente sui siti dei ritrovamenti in uno splendido cammino di grande soddisfazione che offre un paesaggio mozzafiato e coinvolgente.

1. Il ricovero di Mondeval
Dislivello: 650 metri solo andata
Sviluppo: 8 km solo andata
Tempo di percorrenza: 2 ore solo andata

L’escursione porta al sito reale del ritrovamento archeologico della Piana di Mondeval.

Da Selva di Cadore si sale in direzione del Passo Staulanza. Quando si comincia a salire, al terzo tornante, si trova sulla sinistra il parcheggio (1663 m). Da qui si imbocca la comoda sterrata che porta, senza fatica, alla Malga Fiorentina e poi al rifugio Città di Fiume (1917 m).

Si prosegue lungo la recente sterrata che aggira Col de La Puina per poi diventare sentiero (anche se purtroppo la sterrata è destinata in futuro a proseguire…) arrivando poi alla verde Forcella de la Puina (2034 m).

Dopo una discesa all’ombra del bosco alla Forcella Roan (1999 m), attraverso dei bei pascoli, il sentiero porta ad una zona di massi erratici e alla Malga Prendera (2148 m).

Con una ripida salita si arriva , in ambiente ormai prettamente dolomitico, alla Forcella Ambrizzola (2277 m) da cui si apre la vista su Croda da Lago, Cortina d’Ampezzo e le sue montagne, dall’Antelao fino al Cristallo.

Da qui si volgono le spalle a questo panorama per scendere verso il verdeggiante altopiano di Mondeval.

Val fiorentina_16Il sentiero ben tracciato punta in direzione del Passo Giau.

A un certo punto un cartello indica la deviazione verso sinistra, lungo il piccolo sentiero che porta al grande masso erratico che per millenni ha rappresentato la base per i ricoveri di cacciatori e pastori, tra cui il nostro antico amico Valmo.

Siamo a quota 2165 metri.

Dopo una bella sosta si riprende la strada del ritorno con una grande ammirazione per la capacità di adattamento di questo nostro progenitore capace di sopravvivere a quote così elevate.

Ve lo immaginate camminarvi accanto, da buon amico, con la sua lancia di osso e i suoi curiosi racconti sulla vita in epoca passata?

Nobiltà di colui che non deduce dai lampi la vanità delle cose.
Matsuo Basho (1644 – 1694)

(Testo e foto di Franco Voglino e Annalisa Porporato – Maggiori informazioni sul sito www.valfiorentina.it)

Sardegna senza parole

Maggio 2017.

Un viaggio nel nord della Sardegna alla scoperta del mare, della costa, delle ricchezze dell’entroterra.

Sicuri di volerci andare in Agosto?

Se volete dei consigli restate con noi, tra poco vi racconteremo una bella storia…

La Maddalena

Questa foto è stata scattata da una bellissima barca a vela nell’arcipelago della Maddalena.

Una giornata di sole. Eravamo soli, questo mare era tutto per noi.

Sliding Doors a Venezia

Venezia è una città unica. Per visitarla ci sono due opzioni, raccontate in modo simpatico nel nostro articolo “Sliding Doors a Venezia”

Oggi accendiamo la tv (incredibile, funziona ancora!… da febbraio giace tranquilla sopra al mobile del salotto…) e scopriamo che i TG in queste giornate parlano di Venezia: sono le giornate della Mostra del Cinema.

Gli argomenti sono tra i più vari, c’è chi parla di attori, chi di fan alla caccia di VIP, chi fa polemica per la presenza di quello piuttosto che dell’altro, qualcuno incredibilmente parla anche di cinema… Insomma, a noi ci parte la gran voglia di raccontarvi della nostra Venezia, di come l’abbiamo visitata e di come lo rifaremo tra poco. E così penna in mano, “Miracolo  a Venezia” di sottofondo, ed ecco a voi la nostra storia…

Cadono tutte le stelle, si spengono ad una ad una, e sembrano caramelle che si sciolgono nella laguna… (Francesco De Gregori)

Premessa: Venezia è unica al mondo.

Qualora questo concetto non fosse chiaro a coloro che non ci sono mai stati, e magari state pensando di andarci, fate insieme a noi questo semplice gioco.

Mettetevi comodi. Immaginate e sognate…

Ora siete nel lontano passato, in epoca rinascimentale, un periodo dominato dal gusto del bello, delle arti, della gente ben vestita. L’uomo in quanto tale è al centro di tutto, è in grado di valorizzare se stesso e le sue doti e la società intera contribuisce a questo processo. E’ un contesto positivo in cui gentilezza e cortesia sono il filo conduttore dei rapporti tra le persone, dove il saluto e il dialogo sono il pane, l’essenza del vivere comune. Non esistono né ansia né stress. Questa epoca crea nuove opere d’arte, affreschi, palazzi, valorizza la storia e le radici antiche.
Non ci sono auto, nessun ingorgo, solo barche come mezzo di trasporto, siete in una città costruita sopra al mare come per magia, un luogo di incontro di diversi popoli che la rendono dinamica, varia, e soprattutto viva.

Ecco molto bene, questa era Venezia. Ma oggi la realtà, ahi noi, è ben diversa…

Continuiamo quindi con il nostro gioco, e costruiamo il nostro personalissimo “Venice Sliding Doors”.

OPZIONE 1:
Decidete di andare a Venezia da neofiti, è la vostra prima volta, non avete cercato nessuna documentazione, e non avete sicuramente letto prima questo nostro post. Arriverete in treno, stazione Santa Lucia, metà mattina diciamo, verso le 10:00-10:30. E’ la classica giornata turistica tipica, è un giorno di ferie e festa collettiva (meglio non metterci anche l’opzione carnevale…)

Scendete dal vostro treno, e vi ritrovate subito un grande atrio pieno di gente urlante, una bolgia dantesca, con gruppi di anziani in gita, di comitive di stranieri che seguono un tipo con un ombrello chiuso, bimbi urlanti che corrono e genitori che li seguono drammatizzati per la paura che finiscano la corsa con un tuffo nel canale. Cercando di schivare tutto ciò e, tenendovi per mano con il vostro compagno di viaggio per non perdervi subito, arriverete all’esterno della stazione e sarete subito colpiti dall’atmosfera veneziana… resterete così lì imbambolati a guardare a bocca aperta la chiesa di San Simeone Piccolo, il moto dell’acqua del canale, le bricole e le paline, il cielo azzurro… TAAC! Uno dei borseggiatori li davanti vi ha fregato il portafoglio!…

Ok dai, lasciamo stare lo scippo, oggi siete fortunati. Provate quindi subito a scattare foto a destra e a manca con il vostro telefono, i selfie sono innumerevoli, Facebook subito, Venezia siamo arrivati! Che bello! Praticamente senza accorgervene siete trascinati da un fiume umano che, dopo aver passato Ponte degli Scalzi (e forse aver comprato una borsa taroccata da uno dei 50 venditori abusivi che lo popolano) vi trascina prima verso il ponte di Rialto, e poi punta dritta a San Marco, senza vedere nulla di particolare, se non venditori stranieri, anche abusivi, un po’ di negozi di firme famose, molti bar, qualche gondoliere in attesa di clienti.

In men che non si dica arrivate a Rialto, dove comprerete un bellissimo souvenir made in China. Sarà una bellissima giornata così riuscite anche a vedere un bullo mezzo ubriaco a torso nudo che si mette in posa per una foto fingendo di tuffarsi.. che meraviglia. Arrivati a San Marco guarderete il campanile, la basilica da fuori, Palazzo Ducale, il mare, farete qualche foto con sorrisi forzati… magari comprerete il bastone per i selfie, o il mais dal solito abusivo che vi tampina per richiamare i piccioni fotomodelli, che ovviamente vi sporcheranno la maglietta.

Siete ovviamente stressati e arrabbiati, anche per le mille sgomitate e dopo l’ennesimo pestone ai piedi di quello in parte a voi che, anche se non sapete chi sia, vi segue come fosse la vostra ombra da quando siete scesi dal treno, perché qui tutti vanno dalla stessa parte e se non vuoi intralciare il traffico ti devi adattare.
Dai rilassatevi, vi sedete a bere un po’ d’acqua e un caffè in un locale della piazza, 20 euro dovrebbero bastare…

Un incubo insomma.

Dai facciamo finire questo brutto sogno, facciamo un bel rewind, e torniamo ad aprire la nostra sliding door del treno a Santa Lucia, e parliamo di cosa dovete fare veramente a Venezia.

OPZIONE 2.
Il sogno di vedere la Venezia autentica che è in voi lo avete coltivato con cura. Vi siete documentati prima, non su guide commerciali di dubbia serietà, ma leggendo libri di romanzi, gialli, racconti ambientati in questa bellissima città. Vi siete procurati una guida Lonely Planet o una Routard, avete ben in testa le vostre mete, e sapete benissimo che a Venezia ci si va quando la massa non è in vacanza.

Arrivate quindi presto in stazione, alle prime luci dell’alba. Se ciò non fosse possibile decidete ovviamente di alloggiare la sera prima in un albergo nelle vicinanze, magari a Mestre che costa un po’ meno, e di primo mattino raggiungete in treno la stazione di Santa Lucia.

Sapete che Venezia è la città delle arti, e voi vi trasformate in un appassionato fotografo con una bella macchina fotografica nello zaino (e magari un treppiede, anche piccolo, ve lo consigliamo). L’alba a Venezia crea un’atmosfera magica, si possono trovare degli angoli molto suggestivi in cui scattare la foto perfetta da farci un bel quadro per casa, per il salotto, o per la vostra stanza più importante, non una semplice “instagrammata” piena di filtri. Scesi dal treno, appena fuori dalla stazione, vedete i primi pochi turisti andare verso sinistra, quindi voi fate i diversi e andate a destra, verso il ponte Calatrava (si chiamerebbe Della Costituzione, ma lo sa solo Google Maps praticamente).

Superato Piazzale Roma iniziate il vostro tour veneziano perdendovi per le viuzze strette e nascoste di Dorsoduro, senza paura di perdervi, senza cercare di fare solo quello che avevate pensato di fare. Semplicemente camminate, osservate, quando una cosa vi piace vi fermate e la fotografate. Osservate momenti di vita reale di Venezia, i panni stesi ad asciugare, la consegna dei pacchi postali, gli studenti di Ca’ Foscari che ripassano prima di un esame. Tutto qui è diverso rispetto alle altre mille e mille città del mondo, a Venezia è tutto unico.

Uno spuntino veloce a Campo Santa Margherita è ciò che vi serve per ricaricare le pile, poi raggiungete le Zattere (Fondamenta Zattere) su cui camminate dall’inizio alla fine, fina alla Punta della Dogana, dove vi sedete per ammirare San Marco da lontano, anche se forse prima vi fermate a mangiare il gianduiotto da Nico.

Poi, superata la bellissima Basilica di Santa Maria della Salute, andate in direzione Guggenheim, continuate con le vostre belle foto, e osservate scene di ordinario traffico in Canal Grande dal ponte dell’Accademia. Qui si fa La Foto di Venezia, quella che tutti sognano.

Venezia 1

Passa poi per tre bellissimi campi del sestiere San Marco (Santo Stefano, San Maurizio e Sant’Anzolo) e, dopo aver fatto un passaggio in prossimità del teatro La Fenice, raggiungete l’unica Piazza di Venezia, vista innumerevoli volte in tv, sui giornali, sul web: San Marco.

Un campanile maestoso la domina, le eleganti Procuratie vecchie e nuove vi daranno una gradevolissima sensazione di protezione, il gioco dei volumi della Basilica crea ombre e chiaroscuri affascinanti. Vi perdete ad ammirare i suoi mosaici e gli archi di ingresso. Osservando la Biblioteca Marciana vi immaginate al suo interno alla ricerca di qualche testo antichissimo, poi girandovi vi trovate al cospetto di Palazzo Ducale e notate le uniche due colonne realizzate in marmo rosso… restate allora li davanti immaginandovi un brigante dei secoli passati in attesa della lettura della vostra sentenza a condanna capitale, che poi veniva eseguita tra le svettanti colonne di San Marco e San Todaro.

Proseguite quindi la vostra passeggiata lungo Riva degli Schiavoni passando davanti al Ponte dei Sospiri e provate ad immaginare cosa significasse in passato un passaggio dalle prigioni fino agli uffici degli inquisitori.

Venezia 11

Percorrete quindi tutta la riva, fino ai giardini della Biennale (che merita assolutamente una visita), poi fino alle porte di Sant’Elena.

Davanti a voi potete vedere l’estremità orientale dell’isola del Lido di Venezia, sede delle Mostra Internazionale del Cinema.

Girate poi a sinistra, verso nord, e vi perdete in questa zona meno conosciuta di Venezia, con le sue calli meno conosciute dal turismo di massa.

Passando per le calli deserte, tra le case dai mille colori, sotto i panni stesi ad asciugare, perché non tornare un po’ bambini?

Lasciate che solo la vostra fantasia vi guidi, senza mappe e senza GPS…

Pian piano vi portate poi idealmente verso ovest, tornate nella zona della Biennale, o poi un po’ verso Nord fino a raggiungere il monumento dedicato a Giuseppe Garibaldi. Poi dritti lungo l’omonima via, e dopo esser sbucati nuovamente sulla Riva e aver superato il Ponte de la Veneta girate a destra verso l’Arsenale.

Venezia 3

Qui siete nel cuore di Venezia, tra Castello e Canareggio, nelle vicinanze della casa di Ugo Foscolo. Qui c’è da perdersi nuovamente, tra segreti e curiosità, Venezia ha qualcosa da raccontare in ogni dove. Proseguendo idealmente verso ovest e la stazione meritano una tappa la Basilica dei Santi Giovanni e Paolo e una bella passeggiata lungo le Fondamenta Nove, da cui guardate con curiosità il cimitero di San Michele

…E se ammirando quest’isola vi passa per la testa qualche brutto pensiero (sul destino, sulla vostra ora, e bla bla bla) allora vi buttate subito a sinistra per andare a dare una toccatina alle ancorette portafortuna vicino al Ponte di San Canzian (San Canciano).

Sapete a cosa servivano in passato queste ancorette? Ad appendere i quarti delle persone squartate condannate a morte. Siccome poi dal Sottoportego del Traghetto in passato salpavano le imbarcazioni dirette a San Michele (al cimitero), la tradizione vuole che toccare queste ancorette lì vicino significa non aver ancora necessità di questo triste passaggio.

Marciate poi dritti verso il centro di Canareggio per una bella passeggiata nel ghetto ebraico, e dopo aver attraversato il Ponte delle Guglie in pochi metri siete di nuovo a Santa Lucia.

Che ne pensate? Siamo convinti che l’opzione 2 sia la migliore no?

Ovviamente non vi abbiamo parlato di moltissime altre cose interessanti e sorprendenti di Venezia, questa è solo un sogno ad occhi aperti di una bella giornata, ideale per coloro che non hanno mai avuto la fortuna di vedere Venezia. Questo è solo un semplice racconto per aiutarvi a iniziare a viverla nel modo giusto e stuzzicare la vostra curiosità con qualche particolare curioso.

Ci sono le sue isole, la famosa Murano con i suoi capolavori in vetro soffiato famosi in tutto il mondo, Burano e i suoi mille colori, la piccolina Torcello con il suo immenso patrimonio archeologico. E chiaramente le giornate devono finire con qualche bella ombra (bicchiere di vino, per chi non lo sapesse) e una bella mangiata di cicchetti (stuzzichini) in qualche bacaro.

Ma queste sono tutto un’altra storia che fra poco sicuramente vi racconteremo.

Grazie Londra

Questo doveva essere l’argomento del nostro primo articolo. Ne eravamo convinti. Ma quando si parla del cuore, il discorso si fa serio, molto serio. E non sempre è così facile dargli voce.

Già da un po’ queste parole sono li, pronte per la pubblicazione, ma gli innumerevoli “…aspetta, forse dobbiamo cambiare questo pezzo…” e “… non scrivi in altro modo, sembra troppo così…” – ecc… hanno un po’ rallentato il tutto.

Proprio ieri abbiamo conosciuto un ragazzo di 20 anni pronto per la partenza per Londra insieme a un amico. Il loro obiettivo è quello di cercare lavoro e trascorrere li del tempo assaporando il gusto della vera indipendenza. Passano i minuti e ci accorgiamo che stiamo dando consigli e dritte, e al di la delle parole che stiamo scambiando, era come dar voce a una parte molto profonda dei nostri ricordi, una zona custodita con molta cura.

Non possiamo aspettare oltre.

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Before I Die

Abbiamo sempre pensato che il “Before i Die Wall” di Londra fosse la sintesi perfetta del motivo per cui amiamo questa città.

Persone di ogni lingua, religione e colore, tanti popoli, che scrivono ciò che vogliono su un semplice muro condiviso.

E il caos, come per magia, diventa perfetta armonia, come un’opera d’arte in continuo cambiamento ed evoluzione.

Ci siamo conosciuti 11 anni fa, e a causa di Londra ci siamo divisi. E poi riuniti.

Proprio li, tra le sue braccia. Un viaggio di lavoro ha separato momentaneamente le nostre strade, e un periodo di vacanza le ha indissolubilmente riunite.

A Londra abbiamo vissuto 10 giorni veri, da cima a fondo, dall’inizio alla fine. Di sera, in una camera a pochi metri dalla fermata di Elephant and Castle, affittata per poche sterline ma sistemata con tanta cura e passione, rivivevamo la giornata appena trascorsa e programmavamo il giorno dopo. Da li, a piedi, noi adolescenti con due inseparabili Oyster Card, quasi fosse il distintivo del vero globetrotter consumato,  dopo una sacrosanta colazione in un café vicino a Browning Street, raggiungevamo la tube  con direzione chissadove.

Dai palazzi istituzionali, al Tower Bridge, a Camden Town… ogni luogo era bellissimo, per noi era il nuovo, rappresentava un inizio, una vita insieme che aspettava solo di essere vissuta. Ci ha permesso di viverla come veri londinesi, con gli stessi ritmi, e per questo di Londra ci siamo innamorati.

Di questa città ammiriamo tutto, la multietnicità, l’intraprendenza, l’eccentricità. Adoriamo i muffin dei Caffè Nero e dei Costa, il fish and chips nei locali sperduti, le birre nei pub, quelli veri. A Londra ricerchiamo la musica e l’arte di strada nei mercatini, nelle square e nei tunnel pedonali della metro. Viviamo Londra sotto la pioggia o con il sole battente, fa lo stesso. Ci sediamo nei suoi parchi e ci riposiamo ascoltando il contrasto tra i rumori della city e la quiete di questi spazi vergini di auto.

Dopo quel nostro viaggio, a Londra ci siamo già tornati spesso, l’abbiamo sempre vista cambiare, sempre più affascinante, sempre viva.

Fino a quest’anno, il 2018.

Volo Easyjet da Venezia per due giorni veloci nel regno Unito. Atterriamo a Gatwick. Trasferimento by train fino a Victoria Station. Sgambata a piedi fino al nostro alloggio rimediato in zona Waterloo (… si lo sappiamo, è un bel po’ di strada, ma vuoi mettere un passaggio notturno di fronte al Big Ben, all’House of Parliament e sotto alla London Eye?)

Ma oggi è il 22 Marzo 2018, e 365 giorni fa esatti un pazzo terrorista seminò il panico sul Westminster Bridge causando morti e feriti tra passanti innocenti. Senza volerlo, senza ricordare, siamo arrivati a Londra proprio nel giorno del ricordo. Migliaia di semplici esseri umani riuniti li, tutti insieme senza distinzione alcuna, per dare al mondo il proprio messaggio di pace.

Passiamo una notte veloce, poche ore di sonno per non limitare le ore in giro per la città. Sveglia all’alba, in fondo quest’anno giriamo Londra con la nostra piccolina arrivata da poco, dobbiamo farle vedere più cose possibili, le cose migliori secondo mamma e papà.

La giornata è frizzante e sarà sicuramente lunga e intensa, quindi facciamo una colazione in un Caffè Nero con muffin e cappuccino caldo take away, e poi via a passeggiare, a perderci tra i quartieri per fare delle belle foto, che per qualcuno sono sempre quelle, sempre le stesse, ma in verità per noi sono sempre diverse.

Notiamo subito i cambiamenti di Londra. Oltre l’estasi di esserci tornati ancora, vediamo una città con meno turisti, con più cautele, più sicurezza, più paura. I luoghi che prima erano per noi il simbolo di questa città, aperti a tutti e molto affollati, sembra siano diventati obiettivi sensibili e quindi protetti: troviamo transenne dove prima non c’erano, scattiamo foto a strade deserte in prossimità del Cambio della Guardia laddove due anni fa bisognava cogliere l’attimo per evitare che una persona perfettamente sconosciuta ti passasse, come fosse uno scherzo, davanti alla fotocamera.

Londra ha forse paura?

Westminster Bridge per noi era il cuore di Londra, un lungo ponte sul Tamigi aperto a tutti, senza ostacoli, un posto dove scattare foto e restare alcuni minuti senza fiato davanti alla maestosità del Big Ben.

Ora invece delle barriere fisse separano il marciapiede dalla carreggiata…

 

Certamente increduli, ma non demoralizzati, trascorriamo due giornate bellissime con la nostra piccolina. Ritorniamo al nostro amato Tower Bridge, in Hyde Park, a Soho, a Camden. Dopo aver cercato qualche disco sconosciuto e aver visto qualche bella chitarra famosa, decidiamo di passare per Elephant per un breve saluto, così come ad Abbey Road e Portobello, qui ci sono veramente tanti ricordi (ve ne parleremo sicuramente in uno dei prossimi post).

Il tempo scorre veloce. Ci appoggiamo a un muro qualsiasi per ascoltare la musica di uno dei tanti artisti underground, e quasi fosse una ninna nanna la nostra piccola si rilassa e si addormenta. Che città magica, riesce sempre a portarci sulla strada delle belle emozioni.

Per noi Londra è lo specchio del presente.

E oggi Lei è così, che ti piaccia oppure no. Se di questi giorni vuoi ricordare le cose positive, allora a Londra le ritrovi e passi dei giorni indimenticabili. Se i tuoi ricordi si concentreranno su ciò che non è bello, allora troverai a Londra anche questo.

E’ una città così, mutevole. Non puoi andarci, amarla, e poi volerci tornare sperando di ritrovarla come la volta precedente. Questo suo cambiare è la sua stessa essenza, il suo DNA, Londra è il viaggio in quanto tale. In essa cambiano velocemente le sue persone, e da ciò cambia Lei stessa.

Al di là di Brexit o attentati, oltre gli argomenti di cui parlano sempre i mass-media, bisognerebbe andare a Londra solo per vedere come cambia, come evolve, senza cercare di fermarla perché tanto non ci riuscirai,  e perché nel tuo prossimo viaggio sarà diversa, ancora.

E fidati che sarà sempre una figata.

– – – – –

In futuro sicuramente vi daremo i nostri consigli per vivere al meglio questa città, ma oggi no, oggi volevamo solo dedicare a Londra un po’ del nostro tempo, quasi per formalizzare la nostra riconoscenza, giusto qualche riga tutta per Lei scritta a cuore aperto, senza filtri. A che serve in fondo un diario se non a dar voce ai propri pensieri? Proprio come quelli dei ragazzi degli anni ’90, scritti su carta e chiusi con un piccolo lucchetto, contenenti non solo parole, ma emozioni.

 

 

 

In cammino con i Briganti

Storie di ribelli, partigiani, irriducibili, briganti.

Cose d’altri tempi che evocano curiosità, mistero, onore. E proprio partendo dalle gesta di ribellione della Banda di Cartore, tra Abruzzo e Lazio, a Luca Gianotti è venuta proprio una bella idea.

Grazie poi all’aiuto prezioso di Alberto Liberati e Fabiana Mapelli, e di molti preziosi volontari coinvolti nel progetto, nasce così il Cammino dei Briganti, un bel percorso di 100 km. tra paesi medioevali e natura selvaggia e incontaminata che si snoda su un dislivello positivo di circa 2700 m. partendo da Tagliacozzo (AQ), semplicemente uno dei borghi più belli d’Italia,

…dove sanz’arme vinse il vecchio Alardo

(Dante)

Un percorso che solca le vecchie linee di confine tra Stato Pontificio e Regno delle Due Sicilie, sulle orme dei fuorilegge che vivevano e operavano in queste terre tra la Marsica e il Cicolano. Terre battute dagli spiriti liberi e indomiti dei briganti ribelli verso l’invasione dei Sabaudi, che con azioni anche sanguinarie combattevano questa guerriglia contro la tassazione e l’obbligo del servizio di leva militare ai danni dei piccoli lavoratori della terra. Sarà per voi quindi un modo quindi assolutamente nuovo e inusuale anche per immergersi negli anni dell’unificazione dell’Italia battendo gli stessi percorsi di chi entrava in clandestinità per ribellarsi all’invasore.

briganti2Partendo quindi da Tagliacozzo  si raggiungono bellissimi paesi popolati ormai da poche anime, ma tutte pronte ad accogliere i viandanti con un calore sincero, puro e profondo che vi porterà a riscoprire i veri valori della condivisione e della conoscenza che troppe volte vengono offuscati dalla vita frenetica dei giorni nostri.

L’itinerario è sempre ben segnalato con indicatori colorati (bianchi e rossi e qualche volta arancioni), il tempo di percorrenza consigliato è di ca. 7 giorni, un elogio al camminare lento e un invito a una bella chiacchierata con qualche perfetto sconosciuto che può sempre rivelarsi come fonte di incredibile ricchezza. Essendo a quote medie, non è richiesta una particolare preparazione, ma solo una normale attitudine al cammino e un po’ di voglia di avventura. Potrete percorrere il cammino durante tutto l’anno, anche se ovviamente è consigliato il periodo delle belle stagioni.

E dove dormire?

Essendo un viaggio avventuroso, l’invito è quello di provarlo ad affrontarlo con una bella tenda al seguito. Ma per coloro che preferiscono sempre riposare in un bel letto comodo, è nata, grazie alla bravura e alla motivazione di ragazzi volontari, una bella guida a supporto e un sito molto interessante che vi segnala anche le strutture a supporto dei viaggiatori: https://camminobriganti.wordpress.com

mappa
E’ inoltre disponibile su Amazon la mappa ufficiale: http://amzn.to/2GjkE8X

Da questo sito potrete quindi trovare i nomi e i recapiti delle strutture che potrete raggiungere alla fine di ogni tappa, dove sarete graditi ospiti e vi sarà riservata un’accoglienza assolutamente speciale. Potrete consultare questo sito anche per visionare delle belle foto caricate, guardare le mappe e scaricare la tracce GPS di ogni tappa.

Non vi resta quindi che preparare lo zaino e mettervi in viaggio, l’Abruzzo e il Lazio vi aspettano con i loro piccoli borghi unici al mondo.

London Music @ Portobello Road

Londra. Quella vera, autentica. Sempre Lei, di cui siamo innamorati.

Per le strade di Portobello Road capita di imbattersi in gente strana, stravagante, unica.
E qualcuno merita una sola etichetta: Artista.

Potete vedere questo video anche nel nostro canale ufficiale su Youtube:

Lagorai: due giorni tra laghi, corsi d’acqua e una natura incontaminata

Una bellissima “due giorni” in tenda sulle bellissime montagne del gruppo del Lagorai

Succede che così, all’improvviso, ti si liberano due giorni.

Proprio buttati là, una tabula rasa da riempire. Per molti non una gran bella notizia, senza preavviso che si fa? Shopping al centro commerciale? Ci mettiamo finalmente a tinteggiare? O due giorni nullafacenti in spiaggia? Boh…

Ma poi succede a noi, tutt’altro che avari di idee, e così attrezziamo in fretta due zaini da montagna, raccogliamo appunti e riordiniamo le idee, e in men che non si dica ci ritroviamo con l’auto che sfreccia in direzione Valsugana, per poi puntare verso Pieve Tesino. Obiettivo: due giorni sul Lagorai.

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Per chi non la conoscesse, la catena del Lagorai è un gruppo montuoso che si trova nel Trentino orientale, delimitata dal Monte Calisio e il Passo Rolle. Costituite da rocce di porfido e granito, e con una scarsa presenza di strutture per l’ospitalità organizzata, vi verrà da chiederci per quale assurdo motivo ci stavamo andando e per fare che. Beh sappiate che il Lagorai è una catena tra le più generose dal punto di vista di corsi d’acqua e laghi, ha una memoria storica di spessore (qui la prima guerra mondiale è stata molto cruenta) e flora e fauna sono molto ricche di specie. Ma quello che interessava noi era l’ampia zona in prossimità del rifugio Caldenave.

Andiamo con ordine.

Al mattino presto raggiungiamo il rifugio Malga Sorgazza, punto di partenza della nostra mini avventura.

Colazione qui con due tazze di the e due fette di dolci fatti in casa (deliziose!)  e informiamo il gestore del nostro programma.

Due brevi parole su questo argomento: avvisate sempre il gestore di un rifugio, di una malga o un ristorante in prossimità del vostro punto di partenza delle vostre intenzioni. Se si tratta di un trekking di più giorni avvisate che lasciate li l’auto, come siete attrezzati e chiedete informazioni sullo stato dei sentieri che andrete ad affrontare. Ascoltate i consigli. Spesso le richieste di aiuto al soccorso alpino giungono da escursionisti impreparati che sottovalutano la montagna, non ha senso rovinare tutto quando con una bella chiacchierata si possono evitare dei brutti imprevisti.

PARTENZA 4Ma torniamo a noi.

Foto di rito alla partenza, controlliamo il cielo (splendido!) e le cime che ci attendono, e in men che non si dica siamo già in marcia.

Il sentiero sale subito deciso nel bosco e, complice anche un bel sole intenso che scalda l’aria, ci spacca subito il fiato, anche se le zone d’ombra che si creano grazie alla ricca vegetazione ci permettono dei piacevolissimi brevi break, anche all’insegna di commenti taglienti…

 

Già stanco? Che scarso, hai proprio bisogno di un po’ di allenamento…

Ecco ha parlato quella con lo zaino vuoto…

Grazie anche a qualche snack rigenerante raggiungiamo il lago artificiale Costa Brunella, e dopo qualche altro metro di dislivello positivo, a pochi passi dal Forzelon di Rava, raggiungiamo i primi veri punti panoramici in cui ci fermiamo e, presi da una incredibile illuminazione poetica e artistica (macché, eravamo stanchi morti…) , iniziamo a scattare qualche bella foto.

Rimettiamo gli zaini in spalla e seguiamo il sentiero 332 bis per arrivare fino a forcella Ravetta, circondati da un panorama che si estende all’infinito. Questa forse è una delle zone più belle che abbiamo avuto la fortuna di vedere in questa 2-day experience: natura incontaminata, aria frizzante e purissima, vette maestose che ti salutano da lontano.

Una meraviglia.

Leggermente in ritardo sulla tabella di marcia iniziamo la picchiata verso il Caldenave. Se sapete cosa vi attende li sotto qui la stanchezza non si sente più e le gambe girano veloce.

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Un buon Teroldego delle Dolomiti non si rifiuta mai…

Arriviamo così velocemente al rifugio e ci dedichiamo una piacevolissima mangiata a base di pane, speck e sottaceti, un quartino di buon Teroldego.

Recuperiamo un po’ le forze, parliamo con altri ragazzi di passaggio (c’è chi prende il sole, chi è molto lontano dal suo obiettivo di giornata, chi non sa dove passare la notte, chi ha già tutto pronto in rifugio e si sta godendo il sole del pomeriggio…), scattiamo qualche foto, e poi…

… e poi giungiamo alla vera “chicca”.

Dovete sapere che di fronte al rifugio Caldenave c’è una torbiera e siamo a 1800 metri d’altezza. Come descrivere questo posto?

Un luogo ameno, a noi è venuto in mente un tipico giardino zen, quindi una bellissima distesa d’erba di colore verde smeraldo tagliato dallo scorrere lento di un ruscello d’acqua purissima.

Le immagini non rendono pienamente ciò che avevamo davanti, ci stavamo ubriacando di benessere.

Proprio qui, in posizione leggermente rialzata e in una zona più asciutta, montiamo la nostra fidata tenda che ci darà riparo per la notte. Passiamo la serata in compagnia di un piccolo fuoco che ci permette anche di cucinare ciò che ci eravamo portati da casa (un risotto express in busta con l’aggiunta, come un vero chef di montagna, di tre buonissime salsicce) e con una semplicissima cassa audio bluetooth riusciamo ad avere anche un bel sound in sottofondo. Pace assoluta.

Relax

Lasciamo scarponi e magliette sudate stese all’aria aperta (che di notte si rigenereranno), dedichiamo gli ultimi minuti a occhi aperti dentro la tenda per scrivere alcuni appunti e riconsultare la Tabacco, poi crolliamo in un bellissimo sonno intenso.

Fuori la temperatura si avvicina agli 8-9 gradi. Nessun rumore. Buio puro.

… Imprevisto! Ore 2:55, un lampo illumina il cielo, le pietre granitiche si risvegliano e fanno eco al rombo del tuono tra le pareti maestose del Lagorai, un temporale di montagna si sta avvicinando! Usciamo di fretta dalla tenda, una piccola lampada frontale ci illumina qualche metro davanti a noi, il minimo essenziale per riuscire a mettere al riparo dall’acqua le nostre cose. Rientriamo in tenda giusto in tempo, inizia la pioggia, le gocce sbattono sulle pareti del nostro semplice rifugio e suonano forte, iniziano a mostrare la loro forza, la loro intensità. Il cielo sopra di noi si illumina come una luce al neon impazzita che aumenta la frequenza delle pulsazioni, i battiti diventano più intensi. Ma la natura ci stava solo solleticando i sensi, il temporale passò in fretta, silenzio e buio ripiombarono in pochi minuti. Spazio nuovamente ai sogni.

Sveglia biologica attiva: alle 6:00 siamo svegli, la luce naturale è già accesa da un quarto d’ora almeno, usciamo dalla tenda muniti di pile e giacca visto che qui la temperatura si aggira intorno ai 6-7 gradi anche se siamo in piena estate.

Tutto è tranquillo, i colori intorno a noi sono puri, l’aria è limpida e frizzante. Facciamo una colazione rivivendo le emozioni della notte sotto al temporale e ricordando la giornata precedente, senza TV quassù si chiacchiera e si sta veramente bene. Incrociamo i primi viandanti mattinieri che escono dal rifugio e si mettono in marcia di primo mattino, auguriamo loro una buona giornata. Che bello ragazzi!

Ora tocca a noi però. Smontiamo la tenda e poniamo tutto nello zaino, riordiniamo la zona dove ci eravamo sistemati per la notte proprio come se stessimo sistemando casa nostra, con la stessa cura e con quel bel senso di responsabilità di voler idealmente condividere con il prossimo lo stesso letto. Ci rimettiamo in marcia.

Dopo un po’ di cammino vediamo il cielo che inizia ad annuvolarsi nuovamente. Ma non è minaccioso, è clemente, ci concede una temperatura fresca, perfetta per un trekking estivo in quota.

Questa velatura ci accompagna fino alla forcella delle Buse Todesche a circa 2300 metri di altezza. Qui siamo nella pancia della grande guerra, tant’è che inaspettatamente vediamo trincee e cimeli dell’epoca. Osservarli fa riflettere, da un periodo passato di grandi errori e crudeltà il genere umano sta cercando di perdonare se stesso valorizzando queste terre e creando dei sentieri ben tenuti che richiamano camminatori di ogni nazionalità, senza distinzioni, in pace.

Ci dedichiamo a scattare qualche foto in silenzio, è veramente toccante.

Una volta rimessi in marcia il più è fatto, il sentiero 360 ben presto inizia a scendere, corre lungo un possente torrente, e dopo essere passati in un piacevolissimo sottobosco ci immettiamo nella strada sterrata che ci riaccompagna verso il punto di partenza. La fatica lascia spazio alla soddisfazione.

Giunti alla macchina ci togliamo gli indumenti da semplici viandanti di montagna, riguardiamo le montagne intorno a noi anche con un pizzico di nostalgia, ma con immensa gratitudine.

Senza dubbio, ci rivedremo presto.

Vi lasciamo con un elenco di siti per poter trarre massima ispirazione come noi da questi luoghi stupendi e incontaminati:

http://www.altaviadelgranito.com/ – Il sito ufficiale del giro ad anello di tre giorni, che nella nostra personalissima variante abbiamo accorciato per esigenze di tempo

http://www.trentinograndeguerra.it/ – Un portale molto ben curato e ricco di spunti e informazioni che narra la storia del primo conflitto mondiale sulle montagne di questa regione

https://www.magicoveneto.it/lagorai/index.htm – Dal bellissimo sito Magicoveneto, una serie di informazioni e spunti su possibili trekking in questo gruppo montuoso.

Queste sono alcune foto di questa bellissima uscita di due giorni sul gruppo del Lagorai.

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Skopelos: Musica e Poesia.

Organizzare una vacanza di mare cheap senza rinunciare al mare cristallino, si sa, non sempre è una cosa agevole. Ma dopo un po’ di ricerche sul web Skopelos aveva lasciato il suo segno indelebile nelle nostre menti. L’isola di Mamma Mia ci chiamava, troppo il tempo d’attesa, ora toccava a Lei.

Detto fatto, iniziamo a sfruttare le opportunità offerte dalla rete: volo o traghetto? Tenda o studios? Auto o scooter? Tanti dubbi, ma sognare a occhi aperti come sempre ci permette di consumare ore di preparativi per raggiungere la nostra meta spendendo il meno possibile.

Il periodo scelto si pone in coda alla stagione estiva, a Settembre molte isole greche si spopolano e le offerte fioccano.

Ecco scelto il nostro volo. Blu Panorama, volo in partenza all’alba da Bergamo diretto a Skiathos. Scegliamo di passare una notte in un hotel nelle vicinanze e con una breve telefonata lo staff della struttura, molto gentilmente, ci accorda anche un passaggio free per Orio al Serio e la possibilità di lasciare lí la nostra auto.

Il tempo a bordo scorre veloce, guardiamo sul PC immagini di Skopelos salvate nei giorni precedenti e, perdendoci in chiacchiere e idee, la voce dello staff ci avvisa del prossimo atterraggio.

Sapete com’è l’aeroporto di Skiathos? Per darvi un’idea guardate questo video di Youtube…

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In poche parole a ridosso del mare, dopo aver sorvolato una strada sottostante percorribile liberamente da chiunque, un aereo tocca la pista di atterraggio (che poi è la stessa del decollo…), arriva in fondo, e con una bella inversione a U si ferma a fianco del terminal dell’edificio. Si scende dall’aereo, dopo pochi metri si entra in aeroporto, e in altrettanto poco tempo ri-usciamo in strada. Una figata!

Il sole già alle prime ore del mattino si fa sentire, il cielo è limpido e si specchia in un mare cristallino, nessuna nuvola si fa vedere… Ciao Grecia!

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Con una breve passeggiata raggiungiamo il porto di Skiathos, attendiamo il nostro traghetto prenotato su Direct Ferries sorseggiando una limonata in un bar lì vicino, ci imbarchiamo e puntiamo dritti verso la nostra meta.

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“Skopelos ci accoglie così”

Suoni, aromi, immagini, tutto è esattamente come immaginato. Un vero accordo, anzi, una imponente sinfonia così ben descritta da PUCCY – Ornella Baciocchi sul bellissimo blog Mal di Grecia (www.maldigrecia.it) che tante volte abbiamo incrociato durante le fasi di preparazione.

Con i nostri due zaini da viaggio ci addentriamo per la prima volta per le vie del paese, circondati da piccole case bianche, taverne e botteghe tipiche, agenzie di noleggio auto e scooter, studios… vita vera, scintillante, un ritmo isolano che accompagna ogni passo. Sentiamo l’atmosfera della Grecia che ci entra dentro un poco alla volta, con calma e rispetto, e ci da il benvenuto.

Noncuranti del tempo che scorre, iniziamo a congelare alcuni istanti con la nostra fotocamera e a scrivere i primi appunti sul nostro diario di viaggio. Poche semplici righe ma sincere, dirette, leggere.

Contattiamo al telefono il nostro amico della struttura di Stafilos che in pochi minuti ci raggiunge per accompagnarci nel mini appartamento affittato per poco più di 200 euro. Una bella struttura rinnovata da poco, con un giardino fresco e ben tenuto, fiori ovunque e tanti tanti tanti piccoli gatti.

Trascorriamo piacevolmente un paio d’ore insieme a lui, chiacchierando dell’isola, della Grecia, di vacanze e di Italia. Ci fornisce così preziosi consigli e dritte tipiche di un vero abitante del luogo, che cogliamo al volo per andare così alla ricerca anche di alcune meraviglie dell’isola meno conosciute.

Una macchina presa comodamente a noleggio in paese ci accompagnerà per i prossimi sei giorni come un fido alleato.

Tutto pronto quindi, ed ecco a voi le cose più belle da fare a Skopelos.

  • Spilia Beach: poco nominata, fuori dalle rotte comuni e raggiungibile a piedi da un sentiero polveroso. Una vera gemma nascosta. Raggiungete la chiesa greco ortodossa a nord, zona a est di Glossa, coordinate 39°10’25″N 23°38’53″E. Lasciate li l’auto o lo scooter, addentratevi nella vegetazione nel sentiero che vedete sulla sinistra. Niente paure, non finirete in qualche zona proibita, in pasto ai leoni o braccati da una sconosciuto popolo carnivoro. Il sentiero continuerà per una mezz’ora a piedi, nel frattempo ascoltate il silenzio di quel luogo, inizierete a sentire il canto di Nettuno e la forza di Apollo, rispettateli. Vi regaleranno un angolo di paradiso terrestre.skopelos spilia
  • Aperitivo a Limnonari: una bella baia con acqua calma e trasparente, decisamente tra le più conosciute, ma qui a Settembre, nel tardo pomeriggio, abbiamo sorseggiato una birra fresca e ascoltando un ottimo reggae.
  • Addentratevi nelle vie più nascoste di Skopelos, osservate le abitazioni e i quei dettagli sfuggenti che non tutti notano, i piccoli terrazzini fioriti, gli abiti stesi ad asciugare sopra le vostre teste, i gatti che giocano… tutto sembra andare a passo lento, un modo d’essere leggero e sincero nel rispetto degli dei del passato. skopelos dettaglio3Immaginate di essere un poeta d’altri tempi in cerca d’ispirazione, fatevi rapire da questo mood, scattate foto insolite e custodite
    dentro di voi questi istanti. Poi fiondatevi da Skopelitikes Tiropites Mixalis (https://www.facebook.com/SkopelitikesTyropitesMichales) e abbandonatevi al cospetto della migliore tiropita skopelita seduti su un piccolo sgabello, osservando la gente passare lungo la via.
  • Un panino, alcuni snack, una birra: nient’altro serve a Hovolo Beach. Sedetevi, osservate il mare, tuffatevi in quest’acqua limpida, rigeneratevi e attendete li il tramonto. Speechless.
  • Un ciaone a Kastani beach per cantare a squarciagola il pezzo più famoso degli Abba (certo, bella spiaggia, ma ormai troppo frequentata per i nostri gusti), poi raggiungiamo Milia beach per un bagno rigenerante e qualche bella foto. Alla sera riguardatele, poi chiedetevi: “ma veramente il mare era di quel colore?”skopelos milia
  • A scelta potete vedere Panormos, Andrines, Elios – Neo Klima, Armenopetra, Stafilos, Agios Ioannis, ecc.. Tutte spiagge di cui troverete cenno e dettagli su innumerevoli guide on-line. Tutti luoghi molto belli, da vedere sicuramente, ma nessuno vi dirà di salire sulla vostra auto, abbassare i finestrini, e partire verso nessuna meta. Vagate su strade sconosciute (certo, alcune senza uscita ma chissene…) senza il bisogno di raggiungere un posto in particolare, e lasciate che ogni più piccola insensata sensazione entri in voi e scriva nella vostra mente un indelebile ricordo. La Grecia è tutto ciò.

Accompagnate il vostro viaggio alla scoperta di Skopelos con un libro da leggere, della buona musica da ascoltare, e una fidata fotocamera. Disconnettetevi dal mondo per tutta la durata della vostra permanenza sull’isola. Come è successo a noi, l’imbarcarsi sul traghetto per il ritorno a Skiathos vi farà scendere una lacrima dai vostri occhi rigenerati. Ma non sarà una lacrima di tristezza, ma di gratitudine per aver avuto il privilegio di essere stati ospiti di questa terra sincera.

The Cretan Way

Esiste un’associazione di volontari in italia, molto radicata nel territorio, animata da valori molto nobili, come il rispetto per la natura, il consumo di prodotti di stagione e a km 0 e il turismo responsabile.

Questa associazione si chiama Compagnia dei Cammini, con segreteria in Veneto e direzione in Abruzzo, ma con riferimenti dislocati in molte zone del nostro paese. L’associazione vuole diffondere il valore del cammino e la cultura del viaggio responsabile, a contatto con la natura e a stretto contatto con tutti gli abitanti della nostra terra senza distinzioni. Vi aspettano anche sulla loro pagina Facebook.
La loro attività si concentra nel diffondere la conoscenza di luoghi e percorsi adatti al camminare, organizzando anche viaggi di gruppo, vere e proprie vacanze a contatto con la natura, e soprattutto in molte zone del mondo, non solo in Italia.
Se siete amanti del turismo responsabile, del camminare, del trekking di più giorni, della vacanza a contatto diretto con la natura e con altre popolazioni, oltre a consigliarvi vivamente di consultare il loro sito e il loro catalogo on-line, vi parliamo del progetto firmato Luca Gianotti, guida della Compagnia del Cammino.

Grazie all’attività di Luca e di molti altri volontari in oltre 5 anni di esplorazioni, è nata la Cretan way, un nuovo cammino europeo di 500 km da percorrere in 28 giorni da Est a Ovest sulla bellisima isola greca di Creta. Nel bel mezzo del Mediterraneo è quindi nato questo nuovo cammino che si aggiunge ai grandi cammini europei.
Questo cammino si sviluppa sulla tracce dell’antica E4, ovvero di quel sentiero di oltre 10.000 km che attraversa l’Europa da Ovest a Est, partendo dalla Spagna e arrivando a Cipro (il progetto è ancora in fase di completamento e non include le sezioni di tragitto in Romania e Bulgaria).

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Il lavoro dei volontari si è concentrato sulla raccolta di informazioni, tracce gps e segnaletica, sulla definizione e tracciatura di sentieri, e sulla ricognizione dei luoghi in cui sostare la notte. Tutto il lavoro ha prodotto un bellissimo libro, “The Cretan Way” di Luca Gianotti (ed. Anavasi), appena pubblicato, indispensabile fonte di ispirazione e informazioni per tutti coloro che desiderano percorrere questo bellissimo cammino, anche in solitaria, in vendita contattando direttamente Luca al suo indirizzo e-mail.

Secondo Luca, vero intenditore dell’isola di Creta, il cammino racchiude bellezze e sorprese che lo renderanno uno dei cammini europei più amati, al pari del Cammino di Santiago e della Via Francigena. Per questo motivo la sua intensa attività sull’isola si concentrata per poter rendere questo vera perla accessibile a tutti, affinché chiunque ne abbia voglia possa affrontare questo percorso in totale autonomia e sicurezza.

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Creta: storia e meraviglie naturali in un binomio indissolubile

Alcuni esempi?
La partenza è fissata dalla bellissima spiaggia di Kato Zakros, e l’arrivo al monastero di Chrisoskalitisa a picco sula mare. Si attraversano zone con scorci unici, punti panoramici, e lungo il cammino si avrà la possibilità di incontrare la gente del posto che vive ancora come una volta, in un ambiente incontaminato e genuino, in cui regna l’allegria e l’ospitalità. L’intero percorso è percorribile in circa un mese di attività, ma può anche essere spezzato a piacere in varie sezioni.

Per tutti gli interessati ad approfondire quindi questo bellissimo nuovo cammino vi invitiamo quindi a consultare il sito dell’Associazione del Cammino e il blog di Luca , che annovera tra i proprio sostenitori anche l’importante azienda italiana di calzature per la montagna e per il trekking Scarpa che valorizza da sempre la cultura del viaggio responsabile a contatto con la natura.

E’ inoltre disponibile per l’acquisto il libro ufficiale di questo meraviglioso percorso:

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Il Trekking Dei Poeti Viandanti – Val Di Zoldo Dolomiti Bellunesi. Patrimonio Unesco.

In Val di Zoldo, al cospetto delle Dolomiti Bellunesi, si snoda uno spettacolare trekking di sette giorni che tocca tutti i principali massicci tra ardite forcelle e placide valli verdi.

La Val di Zoldo, zona dolomitica poco nota ma proprio per questo meta perfetta per chi ama località tranquille e distanti dalla mondanità chiassosa e frenetica, nonostante si trovi a poca distanza da Cortina d’Ampezzo. Una vallata da scoprire a passo lento così da riscoprire i “veri” tempi della montagna che si pensava andati persi.
E quale migliore location per questa riscoperta che un territorio che si trova nel  pieno cuore delle Dolomiti?
Nel giugno 2009 queste fantastiche montagne sono state iscritte dalla convenzione Unesco nella lista del Patrimonio Mondiale. Tutti le conoscono, ma forse non tutti sanno che la maggior parte dell’area dolomitica ricade nel territorio del Veneto, in particolare nella provincia di Belluno.
Ai piedi di queste regine, regno di aquile e scalatori, esiste un mondo incredibile di pascoli e boschi che le abbraccia, zone facilmente raggiungibili grazie a semplici ed impegnativi sentieri che offrono un panorama unico sulle vette chiare e spettacolari. Stupende soprattutto alle prime luci dell’alba o al tramonto, quando dal grigio chiaro le rocce passano ad incredibili tonalità di rossi accesi.
Imponenti massicci circondano la Val di Zoldo da ogni lato, percorrendola si ha alle spalle il gruppo del Bosconero (2468 m), a sinistra il gruppo dello Spiz di Mezzodì (2305 m), sempre a sinistra ma più frontale il gruppo che comprende Tamer (2547 m) e San Sebastiano (2488 m), mentre di fronte si erge maestoso il maestoso gruppo della Moiazza (2878 m) e della Civetta (3220 m). Isolato, a destra, si eleva invece impassibile il maestoso “caregòn de ‘l Padreterno” (il trono di Dio): il Pelmo, imponente torrione roccioso alto 3168 metri che può vantare ben due record: è la prima cima dolomitica ad essere stata scalata (1857, dall’irlandese John Ball), e sulle sue pendici sorge il primo rifugio italiano delle Dolomiti (il rifugio Venezia-Alba Maria de Luca, eretto nel 1892).
La vallata è facilmente raggiungibile, si pensi che in appena 25 chilometri dalla fine dell’autostrada ci si trova ai piedi delle pareti impressionanti della Civetta, o del grandioso Monte Pelmo, ed è perfetta per qualsiasi stagione.

Il camminare accompagna il pensiero e ben lo sapevano gli antichi, dai filosofi greci ai poeti giapponesi, che composero le loro migliori opere proprio passeggiando.
Percorrere un trekking di più giorni sulle montagne italiane può diventare una scusa per permettere alla propria mente di vagare in libertà, assaporando i tempi lenti e costanti dell’andare a piedi.

La via che sale e la via che scende
sono la medesima cosa
(Eraclito)

La Val di Zoldo ben si presta a queste meditazioni. Aspra e selvaggia, si trova lontana dagli affollati sentieri più conosciuti delle Dolomiti e proprio per questo offre ampi spazi naturali dove sentirsi tutt’uno soprattutto con sé stessi.

Il Trekking dei Poeti Viandanti si snoda lungo le basi di tutti questi gruppi montuosi, effettuando un giro circolare della durata media di sette giorni seguendo spesso il tracciato dell’Anello Zoldano  http://www.anellozoldano.com.
È consigliato ad escursionisti esperti poiché presenta alcuni passaggi molto tecnici, ripidi ed esposti, soprattutto nell’ottica di portare sulle spalle uno zaino plurigiornaliero.
Prende il via da Forno di Zoldo per salire lungo le pendici del gruppo dello Spiz di Mezzodì fino a raggiungere il rifugio Sora’l Sass-Giovanni Angelini (1.588 m.).
Prosegue quindi scendendo per la bucolica Val Prampèr per risalire al Col de Michìel, aggirando così le pendici del gruppo del San Sebastiano, tocca il panoramico bivacco V. Angelini (1680 m.) per raggiungere il Passo Duran con i rifugi “San Sebastiano” e “C. Tomè” (1605 m.).
Una piccola digressione porta al superbo rifugio “Bruto Carestiato”, alla base degli impressionanti bastioni meridionali della cresta delle Masenade, nel gruppo della Moiazza.
Dal Passo Duràn si prosegue alla base del gruppo Moiazza-Civetta. Gli esperti potranno seguire il tracciato del “Sentiero Angelini”, ma più semplice e di grande pregio paesaggistico  è l’itinerario basso che percorre la Val de la Grava per scendere comodamente a Forno Alto, il centro abitato più grande della vallata. Da qui si risale attraverso boschi, pianori e sassi al rifugio A. Sonino al Coldai (2.132 m.), ai piedi della Civetta.
Comincia il tratto più bucolico e rilassante dell’intero trekking, scendendo attraverso pascoli e alpeggi al Passo Staulanza per poi percorrere la base meridionale del Monte Pelmo, passando davanti alle impronte dei dinosauri e arrivare al suo piede orientale, dove sorge il rifugio Venezia-De Luca (1.946 m.).
La tappa seguente porta inizialmente verso il rifugio Talamini (1.582 m.) per poi risalire verso lo spettacolare Monte Rite (2.183 m.) che ospita il Rifugio Dolomites ed il Messner Mountain Museum Dolomites detto “il museo nelle nuvole” per la straordinaria vista a 360° che si ha dal tetto.
Tutta discesa porta al Passo Cibiana ed al rifugio Remauro (1.530 m.) per poi risalire gradualmente agli Sforniòi. Dalla forcella della Calada una ripidissima e impegnativa discesa porta a scendere nel gruppo del Bosconero per raggiungere con un’ultima salita il rifugio Casèra Bosconero, posto proprio alla base delle imponenti pareti rocciose.
L’ultima tappa, di tutto riposo, porta a scendere nuovamente in vallata, raggiungendo il punto di partenza a Forno di Zoldo. È vero, volendo, è possibile scendere direttamente a Forno di Zoldo, risparmiando un giorno di trekking, ma volete mettere la magia del tramonto sul Civetta, mentre alle spalle del rifugio le pareti del Sasso di Bosconero si colorano di rosso?
Una vera e propria poesia naturale.

Memorie di natura fluttuante:
Il trekking dei poeti viandanti è un progetto in divenire  di percorso a lunga percorrenza che prevede il coinvolgimento  diretto del trekker (in quanto protagonista di un viaggio fisico ed interiore) con sue testimonianze sotto forma di pensieri, scritti personali, composizioni poetiche ,diari, disegni, bozzetti, dipinti, immagini fotografiche o per sua decisione senza lasciare traccia alcuna di passaggio.
Il percorso viene reso vivo dai pensieri dei viaggiatori che lo percorrono, dando dignità ad ogni esperienza e testimonianza dei molti trekkers che lo vivranno in prima persona  e che potrà essere di stimolo per la creatività di altri che vogliano affrontarlo nel futuro.

Queste che seguono sono le nostre brevi sensazioni trascritte “a caldo” su Moleskine durante il percorso. Abbiamo scelto la forma poetica dell’haiku in quanto coglie con immediatezza l’attimo .

Queste le nostre “memorie di natura fluttuante”:

Il vento spettina le cime/
soffiando forte/
profumo di resina.

All’imbrunire i tuoi passi/
posso sentire/
respirare il mondo.

Dalla cima delle montagne /
luci soffuse in valle/
nelle case lontane sogni di bimbi.

Nella nebbia /
nessun rumore/
solo pioggia.

Il capo chino/
sulla salita erta/
che bella piuma!

Parete liscia/
il larice si erge/
re della valle.

Dentro il bosco/
soffice muschio verde/
ci avvolge .

Smette la pioggia/
le nubi si alzano/
mondo sospeso
Passi pesanti/
nel mio ansimare/
un cervo/
silenzioso sguardo.

Prima delle nuvole/
parete di roccia/
che vertigine!

Dall’alto guardo/
lunga discesa erta/
Ancora vivo.
Passi liberi/
ombre fluttuanti/
respiro nella foresta immobile.

La montagna si incendia/
tramonto fabbricante di bellezza/
nessuno parla.
Nella pioggia/
la cima del monte/
è fredda solitudine.

Nel rifugio/
vento notturno soffia/
crepitio di legna bruciata.

Al di sopra dei larici/
luce istantanea/
turbini di nuvole viola/
spiriti astratti.

Tra le nuvole/
sul ripido sentiero/
solo vento.

Volo concentrico/
veloci nuvole/
fischio di marmotta/
Riso di bimbi.

E’ notte/
nel rifugio bisbigli/
e luce di stelle.
La pioggia cade/
sospesi in attesa/
 raggio di sole!
Pioggia su roccia verticale/
scende con vertigine/
nuvole in valle/
silenzio.

Orme del tempo/
fissate su roccia/
gambe dolenti.

Elfo del bosco/
appare e scompare/
cerva corri veloce!

Nel rifugio/
dal piatto mi osserva /
pasta fumante

Pioggia continua/
Ma sollevo lo sguardo/
Guardo le cime

La strada è terminata/
nell’aria memoria e sogno/
domani può aspettare.

Nota: antica arte poetica giapponese, l’haiku è un breve componimento in cui i temi privilegiati sono le stagioni, la natura, le scene di vita quotidiana. Incarnano la transitorietà del “mondo galleggiante”, “fluttuante”, “mutevole” del mondo terreno. Sono formati da tre versi di 5, 7, 5 “suoni” (paragonabili alle nostre sillabe).

Per maggiori informazioni sul trekking: http://www.anellozoldano.com

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Un ringraziamento particolare ai nostri amici di piusport.come a Franco Voglino – Annalisa Porporato di www.madotao.it